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“CONTRO TUTTI I FILI
SPINATI DEL MONDO”
di Carlo Gentili
MOTIVAZIONI
DELL’OPERA:
Si tratta di un
memorial artistico, una sorta di drammatico spartito musicale
principalmente in bianco & nero dedicato a tutti quegli uomini, donne e
bambini senza volto e senza nome reclusi dietro un filo spinato (dramma
che si consuma ancora oggi in molte parti del mondo).
E’ il primo dipinto
d’arte moderna su muro idealmente dedicato alle vittime civili,
aldilà di ogni latitudine, di ogni etnìa, di ogni credo e di ogni
inclinazione politica.
E’ un dipinto
concepito come condanna e denuncia delle assurde violazioni dei diritti
dell’uomo; è anche un segnale di speranza realizzato con una serie di
segni spezzati, interrotti, non ultimati, che rappresentano le
testimonianze, le speranze, i sogni, i messaggi ideali di quanti hanno
visto la loro vita spezzata dalla violenza e dall’odio.
Si tratta di una
serie di infinita (lunga tutta l’estensione del dipinto) di segni con
valenza singola e collettiva, come a ricordare a tutti noi che ad ogni
vita spezzata corrisponde un segno e ad ogni segno è idealmente
collegata una speranza, una aspettativa che abbiamo l’obbligo di “far
rivivere”, rispettare e valorizzare per creare un futuro migliore per
tutti.

Le motivazioni alla
base di questo dipinto sono state tratte principalmente dalle
testimonianze di due autori che hanno raccontato, oltre che
sperimentato sul proprio animo (e corpo), le atrocità del ‘900:
Etty Hillesum
e Alexander Solzenicyn, testimoni che sono riusciti a dar voce a
tanti volti anonimi umiliati e ad opporsi con la loro intelligenza, con
la non violenza, con la sensibilità, con la loro arte perfino con il
loro perdono all’irrefrenabile e straripante perversione della violenza.
Scriveva Etty
Hillesum, la ventinovenne ebrea-olandese nel suo “Diario” del ’43 prima
di essere deportata definitivamente ad Auschwitz: “La vità è una cosa
splendida e grande. Piu’ tardi dovremo ricostruire un mondo nuovo. Ad
ogni crimine od orrore dovremo opporre un pezzetto d’amore e di bontà
che avremo conquistato in noi stessi. Possiamo soffrire, ma non dobbiamo
soccombere. …Se sopravviveremo intatti a questo tempo corpo ed anima,
ma soprattutto anima, senza amarezza, senza odio allora avremo diritto
di dire la nostra parola a guerra finita…e allora vorrei dire anch’io la
mia piccola parolina…”
Scriveva Alexander
Solzenicyn in “Una giornata di Ivan Denisovic”: …Il villaggio da
costruire era un campo nudo, coperto di neve, sul quale, prima di ogni
altra cosa, bisognava scavare le fosse, ficcare i pali e tendere il filo
spinato per chiudere se stessi, per non fuggire…Lì non ci sarebbe stato
posto in cui scaldarsi: neppure una capannuccia. E neppure un fuoco: non
c’era legna. L’unica salvezza: sgobbare…Poveracci, pregavano….Ma, non è
per un pacco o per una scodella in piu’ che bisogna pregare. Bisogna
pregare per lo spirito, perché il Signore ci tolga dal cuore la
malvagità” …

LETTURA DELL’OPERA:

Il dipinto si divide
in quattro momenti.
Da sinistra verso
destra:
1) Il DRAMMA
. Nella prima parte del dipinto si evidenzia il simbolo del filo
spinato, realizzato con segni acuminati ed essenziali; si tratta di una
critica durissima al concetto di filo spinato che dovrebbe essere
bandito per sempre dalla mente dell’uomo.

2) Il DOLORE.
Successivamente
si concretizza il dolore dell’uomo: figure allungate e stilizzate
raccontano la sofferenza interiore e fisica dell’uomo che diventa esso
stesso filo spinato; il dipinto è ancora in bianco e nero in quanto
siamo ancora nella denuncia del dramma.
3) La SPERANZA.
In questa terza fase il segno diventa maggiormente fluido e subentra un
accenno di colore. Una flebile luce allevia il dolore: è la luce della
speranza.
Il dramma
individuale si trasforma nella speranza collettiva.
4) Il CORAGGIO DI UN
SOGNO.
Nell’ultima parte del dipinto le figure umane stilizzate sono
completamente scomparse: una serie di segni e simboli rappresentano i
sogni e le speranze di quanti hanno sofferto: Si tratta di un testimone
simbolico che dobbiamo raccogliere con decisione e fiducia per poter
eliminare per sempre i fili spinati dalla faccia della terra.
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Ringrazio l'
Amministrazione Comunale di Grottammare , che è stata particolarmente
sensibile accogliendo con entusiasmo la realizzazione di quest’ opera.
C.
G.
GROTTAMMARE settembre 2007

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