Carlo Gentili ARTE

 

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"Contro tutti i fili spinati del mondo" : GROTTAMMARE 2007

                          

 

 

 

 

1 settembre 2007:   "Contro tutti i fili spinati del mondo"  . Ha ricevuto l'appoggio del Principe del Galles Carlo d'Inghilterra, del presidente della Camera Fausto Bertinotti, del Ministro degli Esteri Massimo D'Alema.   

“CONTRO TUTTI I FILI SPINATI DEL MONDO”

di Carlo Gentili                              

 

MOTIVAZIONI DELL’OPERA:

Si tratta di un memorial artistico, una sorta di drammatico spartito musicale principalmente  in bianco & nero dedicato a tutti quegli uomini, donne e bambini senza volto e senza nome reclusi dietro un filo spinato (dramma che si consuma ancora oggi in molte parti del mondo).

E’ il primo dipinto d’arte  moderna  su muro idealmente  dedicato alle vittime civili, aldilà di ogni latitudine, di ogni etnìa, di ogni credo e di ogni inclinazione politica.

E’ un dipinto  concepito  come condanna e denuncia delle assurde violazioni dei diritti dell’uomo;  è anche un segnale di speranza realizzato con una serie di segni spezzati, interrotti, non ultimati, che  rappresentano le testimonianze, le speranze, i sogni, i messaggi ideali di quanti hanno visto la loro vita spezzata dalla violenza e dall’odio.

Si tratta di una serie di infinita (lunga tutta l’estensione del dipinto) di segni con valenza singola e collettiva, come a ricordare a tutti noi che ad ogni vita spezzata corrisponde un segno e ad ogni segno è idealmente collegata una speranza, una aspettativa che abbiamo l’obbligo di “far rivivere”, rispettare e valorizzare per creare un futuro migliore per tutti.

 

Le motivazioni alla base di  questo dipinto   sono state tratte principalmente  dalle testimonianze  di  due autori che hanno raccontato, oltre che sperimentato sul proprio animo (e corpo),  le atrocità del ‘900:

Etty HillesumAlexander Solzenicyn, testimoni che sono riusciti a dar voce a tanti volti anonimi umiliati e ad opporsi con la loro intelligenza, con la non violenza, con la  sensibilità, con la loro arte perfino con il loro perdono all’irrefrenabile e straripante perversione della violenza.

Scriveva Etty Hillesum, la ventinovenne ebrea-olandese nel suo “Diario” del ’43 prima di essere deportata definitivamente ad Auschwitz: “La vità è una cosa splendida e grande. Piu’ tardi dovremo ricostruire un mondo nuovo. Ad ogni crimine od orrore dovremo opporre un pezzetto d’amore e di bontà che avremo conquistato in noi stessi. Possiamo soffrire, ma non dobbiamo soccombere.  …Se sopravviveremo intatti a questo tempo corpo ed anima, ma soprattutto anima, senza amarezza, senza odio allora avremo diritto di dire la nostra parola a guerra finita…e allora vorrei dire anch’io la mia piccola parolina…”

Scriveva Alexander Solzenicyn in “Una giornata di Ivan Denisovic”: …Il villaggio da costruire era un campo nudo, coperto di neve, sul quale, prima di ogni altra cosa, bisognava scavare le fosse, ficcare i pali e tendere il filo spinato per chiudere se stessi, per non fuggire…Lì non ci sarebbe stato posto in cui scaldarsi: neppure una capannuccia. E neppure un fuoco: non c’era legna. L’unica salvezza: sgobbare…Poveracci, pregavano….Ma, non è per un pacco o per una scodella in piu’ che bisogna pregare. Bisogna pregare per lo spirito, perché il Signore ci tolga dal cuore la malvagità” …

LETTURA DELL’OPERA:

Il dipinto si divide in quattro momenti.

Da sinistra verso destra:

1) Il DRAMMA . Nella prima parte del dipinto si evidenzia il simbolo del filo spinato, realizzato con segni acuminati ed essenziali; si tratta di una critica durissima al concetto di filo spinato che dovrebbe essere bandito per sempre dalla mente dell’uomo.

2) Il DOLORE.  Successivamente  si concretizza il dolore dell’uomo: figure allungate e stilizzate raccontano la sofferenza interiore e fisica dell’uomo  che diventa esso stesso filo spinato;  il dipinto è ancora in bianco e nero in quanto siamo ancora nella denuncia del dramma.

3) La SPERANZA. In questa terza fase il segno diventa maggiormente fluido e subentra un accenno di colore. Una flebile luce allevia il dolore: è la luce della speranza.

Il dramma individuale  si trasforma nella speranza collettiva.

4) Il CORAGGIO DI UN SOGNO. Nell’ultima parte del dipinto le figure umane stilizzate sono completamente scomparse: una serie di segni e simboli rappresentano i sogni e le speranze di quanti hanno sofferto: Si tratta di un testimone simbolico che dobbiamo raccogliere con decisione e fiducia per poter eliminare per sempre i fili spinati dalla faccia della terra.           

 

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Ringrazio l' Amministrazione Comunale di Grottammare , che è stata particolarmente sensibile accogliendo  con entusiasmo la realizzazione di quest’ opera.

C. G.                                           GROTTAMMARE settembre 2007

 

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