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"LA SIBILLA DAGLI OCCHI DI GHIACCIO".
Acrilico su tela, cm. 60x80. 2007.
Questo
dipinto fa parte della serie dei cosiddetti “Pensieri di Venere” dedicati al
recupero del mistero, dello stupore intellettuale, dell’eleganza, del fascino
della bellezza (anche interiore). Si tratta di un quesito aperto, di un
“appello” rivolto idealmente alla principessa della bellezza per condividere
(almeno con lei) la mancanza di grazia ed eleganza di questi nostri tempi così
incivili, banali, scialbi, superficiali. Barbari, per certi aspetti.
Da un punto di vista compositivo formale, compare la “classica” a-simmetria, nel
senso che la figura è completamente spostata, quasi schiacciata, da un lato;
controbilancia la composizione il vento tra i capelli che riequilibria il tutto,
dando il senso del movimento, dell’energia, della dinamicità. Gli occhi di
ghiaccio, aumentano il fascino e il mistero della Sibilla: non sappiamo se è lei
che sta scrutando noi oppure se siamo noi rapiti dal suo sguardo indecifrabile.
Altra peculiarità del dipinto (che compare in ogni mio quadro) è la
contemporanea presenza di segni voluti con altri casuali: in pratica, se
avvicini lo sguardo al dipinto noterai una “miriade” di schizzi, sgocciolature e
segni casuali che si contrappongono ad altri segni voluti: è l’eterna
contrapposizione, il dubbio amletico che si realizza nell’esistenza umana tra il
casuale, il fortuito, la coincidenza (quindi il caos) e il progetto razionale,
lo studio, il programma mentale (quindi, le nostre scelte a tavolino). Nella
risultante di questo eterno conflitto tra caos e ragione, istinto e mente, cuore
e progetto è il fascino e il mistero della vita: “un’oceano infinito di cui
conosciamo appena il tratto di spiaggia dove battono le onde" (L. Rocchi)”
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